Non poteva passare inosservata la scelta del presidente Usa, Obama, di finanziare la costruzione di nuove centrali nucleari. La notizia non è rimasta nascosta neanche in Italia, se non altro per l'interesse crescente sul tema e sulle proposte attualmente allo studio per riportare il nucleare in Italia.
Tuttavia non è opportuno sbandierare la scelta degli USA come un "avevamo ragione noi". Le scelte sono complesse e i paragoni lo sono ancora di più.
Partiamo dalla prima considerazione, molto facile in verità, e cioè che il ruolo mondiale degli USA non è quello dell'Italia, finanziare il nucleare è un'opzione strategica non solo dal punto di vista energetico ma anche militare. Ricerca su queste tematiche possono essere quindi finanziate da più enti portando la tecnologia ad un complessivo sviluppo e molteplici applicazioni. Il bisogno delle armi nucleari può far storcere il naso ma non ne parleremo in questo articolo se non per ricordare che buona parte delle ricerche sul nucleare è stato sostenuto attraverso fondi militari.
L'Italia dal canto suo aveva sviluppato una tecnologia nucleare ma decisamente dopo il referendum l'attività, almeno sul nostro suolo, è stata interrotta.
Diverse fonti hanno riportato l'intenzione di sbloccare 8 miliardi di dollari come garanzia per la costruzione di centrali nucleari.
Questo rivela immediatamente il fatto che il nucleare non è un business vero è proprio ma richiede garanzie ed investimenti poco accessibili ad un privato, per diversi motivi.
Primo fra tutti il ritorno economico è molto lento a valle di un investimento iniziale particolarmente oneroso. Stime USA valutano al 50% il rischio di "bancarotta" per nuove centrali al 50%.
Ad ogni modo il budget stanziabile l'anno prossimo per l'energia nucleare salirà a 54.5 miliardi di dollari mentre le rinnovabili arriveranno solo ad un decimo.
La decisione non è contro il programma elettorale di Obama anzi ne rispecchia i contenuti anche se forse una cosi decisa mossa in tal senso è dovuta probabilmente a scelte politiche interne (appoggio dei Repubblicani per la riforma sanitaria, creazione di posti di lavoro) ed esterne (indipendenza energetica)
La scelta ha sollevato parecchie perplessità anche perché se è vero che il nucleare taglia l'emissione di CO2 e anche vero che presenta il problema mai veramente risolto delle scorie radioattive. Inoltre le centrali riscaldano l'atmosfera non per effetto serra ma per diretta immissione di vapore caldo. Essere attenti solo alla CO2 non porta quindi alcun beneficio in sé e il "nucleare verde" sembra più una scusa per giustificare una scelta originata in altri ambiti.
Va inoltre considerato che le centrali non si trovano in città ma ben distanti. Se non vengono attrezzati trasporti adeguati il problema CO2 si ripresenterebbe sotto un'altra forma.
Nonostante tutto non si può dire che le rinnovabili siano state completamente trascurate. Il piano di stimolo dello scorso anno ha previsto 6 miliardi di dollari per le fonti eoliche. Molto meno di quanto assegnato al carbone e al nucleare nello stesso piano e solo il 5% di quanto necessario ma comunque una gran quantità di denaro.
E da noi cosa si sta facendo o dicendo?
Thursday, June 17, 2010
Wednesday, June 2, 2010
Supercomputer
Buona Festa della Repubblica!!
In un riassunto grafico pubblicato da BBC riguardante la lista dei 500 supercomputer più potenti del mondo, edita dall'International Supercomputing Conference, appare evidente come gli Stati Uniti siano la prima potenza di calcolo del pianeta.
Considerando che la lista include solo i computer "ufficiali" qualcuno potrebbe obiettare che alcune nazioni ne possiedano di segreti. Potrebbe essere ma non è questo il punto.
Guardate l'Italia. Riuscire a comparire in questa lista già non è male ma l'Italia sta agendo al massimo delle sue possibilità?
Direi di no se guardiamo per esempio ala Svizzera, più grande di noi nella mappa ma più piccola nella realtà, o Francia, Germania e Regno Unito nazioni alle quali dovremmo piu direttamente e facilmente paragonarci.
Ma perchè il 2 Giugno ho scelto questo particolare campo per parlare di noi?
Bene I supercomputer (che girano principalmente su processori USA) sono un indice di sviluppo. Rappresentano lo sforzo che si mette nella ricerca, nella finanza, nell'università. Gli utilizzi sono direttamente di stampo militare solo in minima parte, la maggior parte riguarda ricerca, finanza, industria in genere.
Chi ne ha, da una parte mostra di avere un tessuto industriale che necessita strutture di questo tipo, dall'altro mostra una notevole propensione all'investimento nel futuro.
Anche queste sono infrastruttre, ma del nuovo millennio. Pensateci la prossima volta che qualcuno chiede miliardi per costruire bretelle autostradali o ponti immaginari. Non che questi non siano importanti ma la nuova sfida è altrove e nessuno, da noi, sembra essersene accorto.
No, non è questa l'Italia che vorrei.
In un riassunto grafico pubblicato da BBC riguardante la lista dei 500 supercomputer più potenti del mondo, edita dall'International Supercomputing Conference, appare evidente come gli Stati Uniti siano la prima potenza di calcolo del pianeta.
Considerando che la lista include solo i computer "ufficiali" qualcuno potrebbe obiettare che alcune nazioni ne possiedano di segreti. Potrebbe essere ma non è questo il punto.
Guardate l'Italia. Riuscire a comparire in questa lista già non è male ma l'Italia sta agendo al massimo delle sue possibilità?
Direi di no se guardiamo per esempio ala Svizzera, più grande di noi nella mappa ma più piccola nella realtà, o Francia, Germania e Regno Unito nazioni alle quali dovremmo piu direttamente e facilmente paragonarci.
Ma perchè il 2 Giugno ho scelto questo particolare campo per parlare di noi?
Bene I supercomputer (che girano principalmente su processori USA) sono un indice di sviluppo. Rappresentano lo sforzo che si mette nella ricerca, nella finanza, nell'università. Gli utilizzi sono direttamente di stampo militare solo in minima parte, la maggior parte riguarda ricerca, finanza, industria in genere.
Chi ne ha, da una parte mostra di avere un tessuto industriale che necessita strutture di questo tipo, dall'altro mostra una notevole propensione all'investimento nel futuro.
Anche queste sono infrastruttre, ma del nuovo millennio. Pensateci la prossima volta che qualcuno chiede miliardi per costruire bretelle autostradali o ponti immaginari. Non che questi non siano importanti ma la nuova sfida è altrove e nessuno, da noi, sembra essersene accorto.
No, non è questa l'Italia che vorrei.
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